Francesca Sassu

Visioni dischiuse - Videoarte in viaggio
Curatrice
La festa del libro di viaggio di Mandas diventa un'occasione per dedicare uno spazio alle arti visive, chiamate anch'esse ad esprimersi sul tema attraverso lo strumento del video. 5 artisti, 5 video, 5 stanze, 5 infinite visioni. Le celle dell'ex convento di San Francesco si trasformano in spazi espositivi e regalano piccoli momenti di riflessione sull'azione del viaggiare, ampiamente intesa, e sulle sue conseguenze ed implicazioni individuali e sociali.
In una società in cui spostarsi è diventato facile, economico e poco faticoso, dove ovunque si ritrovano i segni della civiltà da cui si cerca di evadere e dove “con un click” è possibile accedere rapidamente a mondi lontani, come e dove è ancora possibile viaggiare? Quale senso dare al viaggio dei nostri giorni? Abbiamo cercato degli spunti di riflessione nel lavoro degli artisti: viaggiatori di professione, e nel video, strumento ideale per l'osservazione del moto.
Dal chiuso della cella il visitatore si collega al “nessun dove” del viaggio. E passando da una suggestione visiva all'altra, costruisce il proprio percorso personale. Ecco che constata come non sia necessario uno spostamento fisico, ma si possa viaggiare anche stando chiusi in una stanza. Conferma che il viaggio è innanzitutto mentale e spirituale e che lo affrontiamo continuamente. Il viaggio è in realtà un pretesto per riflessioni di ogni genere, e c'è qualcosa di straordinario in ogni opera, forse ben più intrigante dell'opera stessa: il lungo e tortuoso cammino che l'ha condotta alla creazione.
Dalla selezione dei video, emerge subito una visione complessa dell'esperienza turistica, per la quale si osservano approcci differenti tra loro, anche se spesso conpresenti.
Salta agli occhi il collegamento immediato tra il concetto di viaggio nello spazio fisico e quello invece più interiore, che ha a che fare con il fluire dei pensieri e l'evoluzione personale.
Viaggiare è di certo un'occasione formidabile per liberarsi dalle macerie di pensieri e dalle abitudini e poi tornarvi, con un approccio più spontaneo e con la mente più libera. Ma può essere anche un'esperienza traumatica, quando si viene obbligati a lasciare la propria casa e trapiantarsi in luoghi sconosciuti dove la propria individualità è messa in pericolo in svariati modi.
Muoversi e spostarsi può poi diventare un'esperienza esistenziale di ricerca di sé stessi e della propria identità, che necessita spesso l'esilio temporaneo, il vagabondaggio ed il distacco con il proprio quotidiano. La ricerca viene condotta attraverso la relazione con l'esterno, l'incontro-scontro con l'inatteso e la scoperta del diverso, che può dare origine ad un vero e proprio cambiamento di pelle, all'acquisizione di nuove consapevolezze ed al ribaltamento delle prospettive consuete, seppure talvolta può portare al rivendicare con forza un contatto rassicurante con lo stato originario.
Così l'artista, nella sua opera, esprime l' itinerario della mente, alla ricerca di soluzioni che mutano di continuo. I lavori dei 5 artisti usano il viaggio come metafora di vita: un viaggio in-finito e complesso fatto di aspirazioni reali o illusorie ed obiettivi fluttuanti, di incontri voluti o accidentali, di geografie del paesaggio e del pensiero, momenti di equilibrio e di agitazione, ma soprattutto scoperte continue: visioni dischiuse durante un cammino che diventa più concreto e tangibile della meta stessa.
Testo di Francesca Sassu
Margherita Morgantin Il pensiero veloce, 2007 (video 4'07'') courtesy Galleria Continua, San Gimignano/ Bejing / Le Moulin
Un viaggio in barca compiuto dall’artista tra Venezia e Trieste, lungo i canali navigabili della laguna. Lo spettatore si trova di fronte a un orizzonte in cui alto e basso, vegetazione e nuvole, acqua e cielo si scambiano di posizione richiamando in tal modo il senso della rotazione terrestre. Le forme rappresentate si vedono in dissolvenza e in continua trasformazione. Le scene riprese da filmati concreti di paesaggi esistenti si trasformano all’improvviso in una macchia d’inchiostro disegnata dall’artista che confonde, attraverso l’alternanza di due differenti tecniche, realtà esteriore e visione interiore, poesia e immaginazione.
(dal testo di Martina Cavallarin)
Elena Bellantoni Tent-action Santiago 2009 (video 18')
Il vagabondare surreale e ironico di Bellantoni per Santiago del Cile trascinando con sé una tenda, simbolo di nomadismo e mobilità. Il rapporto tra soggetto e città è affrontato dalla giovane artista in modo ossessivo, ma sempre con l’intento di trovare la propria individualità all’interno di questa nostra società aperta e frammentata. Tale indagine è qualcosa che si riferisce a tutti noi, ai rapporti sviluppati o mancati, alla ricerca di uno spazio simbolico o privato. Bellantoni trascina la propria casa-tenda per le strade di una metropoli segnando e incidendo con il suo attraversamento lo spazio e creando quindi un paesaggio quasi immaginario. (dal testo di Martina Cavallarin)
Giovanni Coda Il Rosa Nuda Act 1, 2009 (video 10')
Estratto del video “Il Rosa Nuda”, con musiche originali della pianista armena Irma Toudijan.
Il testo dell’opera è liberamente ispirato all’autobiografia “Moi, Pierre Seel: deporté homosexuel”, e si configura come un viaggio nell’orrore della deportazione. Le voci recitanti sono quattro maschili e una femminile; le lingue sono prevalentemente la spagnola con qualche intervento in italiano e tedesco, in modo da scandire le varie fasi della vicenda formando un tessuto sonoro incalzante e ambiguo.
La raffinata elaborazione grafica di sovrapposizione delle immagini genera una drammaturgia emotivamente coinvolgente. (dal testo di Anna Maria Janin)
Lorenzo Macioce e Matteo Nasini Il verde mattino, 2008 (video 14'51'')
Quando viaggiamo abbiamo spesso la sensazione di stare affianco alla realtà. Come se affianco al vissuto presente restasse sempre una finestra aperta per altro sia esso immaginazione, sogno, trasfigurazione, speculazione. Il verde mattino è la documentazione di questo sentimento. Il video racconta le vicende di una troupe cinematografica che sta girando in Basilicata. Oggetto delle riprese è un film che narra il viaggio di un uomo di ritorno sulla Terra dopo che la stessa è stata abbandonata forse a causa di un disastro ecologico. Ad un certo punto la finzione cambia registro o forse si interrompe. L'auto è in panne e la troupe si sposta nel vicino paese di Accettura che nel frattempo sta facendo i conti anch'esso con la sua storia, le sue paure e i suoi desideri...(dal testo di Denis Isaia)
Michael Fliri Come out and play with me, 2004 (video 5'36'')
Se l'opera d'arte è una buona opera d'arte allora non c'è testo che tenga. Dunque prendetevi qualche minuto per guardare questo video. L'artista si chiama Michael Fliri e viene da Tubre, un piccolo paese di montagna in Alto Adige che per pochi metri è ancora Italia. Spinto dal desiderio di studiare (vedere, conoscere, viaggiare, capire) si è trasferito a Bologna, poi a Monaco di Baviera e a New York. Ora vive parte dell'anno a Vienna e parte dell'anno a Tubre. Il video qua presentato - Come out and play with me - è uno dei suoi primi lavori, concluso appena dopo le esperienze formative in giro per l'Europa. Narra una storia semplice - la trasformazione di una pecora in maiale e ancora in pecora – ma, come tutte le opere dell'artista, nasconde uno sfondo autobiografico. In questo caso il gioco della trasformazione continua segna una relazione fra andare e tornare, i viaggi di formazione e il richiamo di casa. Un desiderio fortunatamente irrisolto che richiede un po' di sforzo e ripaga con una buona dosa di piacere. (dal testo di Denis Isaia)


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