Francesca Sassu

23-07-2017
THE GUARDIANS - Adrian Paci ai chiostri di Sant'Eustorgio

Durante il mio soggiorno milanese che potrei intitolare “sauna d’arte”, ovvero tour di mostre con temperatura media di 36 gradi, ho avuto l’occasione di ristorare corpo e mente con la visita alla mostra The Guardians, presso i chiostri di Sant’Eustorgio.
Si tratta della retrospettiva di Adrian Paci, artista albanese con base a Milano, dove è rappresentato dalla Galleria kaufmann repetto che lo ha scoperto e fatto conoscere al grande pubblico sin dai primi anni duemila, quando era giunto da poco tempo nella capitale lombarda.
La mostra è curata da Gabi Scardi e sarà possibile vederla fino al 1 ottobre a Milano. Raccoglie una parte dei lavori dell’artista, datati dal 2001 ad oggi, che interagiscono con gli spazi del complesso di Sant’Eustorgio, dove Paci lavorò come restauratore nei suoi primi anni di permanenza in Italia.
Uno spazio fortemente caratterizzato, che porta i segni di una storia che ha il suo inizio nel III secolo d.C. con la prima area cimiteriale e la chiesa paleocristiana, su cui si posa l’antica basilica, il convento domenicano del 1200 e il museo diocesano con cappelle quattrocentesche e arredi seicenteschi.
Tra reliquie, dipinti e oggetti sacri, le prime sale ospitano alcuni dei lavori più noti dell’artista, come la serie fotografica che documenta la performance “Encounter”, realizzata nella piazza del sagrato di una chiesa della città siciliana di Scicli, dove l'artista stringe la mano a centinaia di persone sconosciute, o il dittico The Line, dove file di persone di varie nazionalità attendono, in una pista di atterraggio, un aereo che non c’è.
Procedendo nella sacrestia monumentale, due opere si raffrontano: "Klodi", il video racconto sugli spostamenti di un migrante perennemente in fuga, sembra guardare la celebre scultura “home to go”, ricavata dal calco del corpo dell'artista stesso, dove un uomo trasporta sulle spalle il tetto della sua dimora itinerante.
Tra le due opere, il mosaico The Brothers sembrerebbe quasi alludere a una vicinanza, un'intima fratellanza tra le storie che le due opere rappresentano: da una parte quella di Klodi, costretto a migrare alla ricerca di diritti e possibilità di sopravvivere, dall'altra la condizione dell'artista, in costante transito verso nuovi scenari futuri.

Entrando nel cimitero paleocristiano, l'atmosfera cambia e il rapporto tra le opere e lo spazio si fa ancora più evidente.
All'ingresso, si ritrova “Malgrado tutto”, il recente progetto di Paci sulla dittatura comunista dell'albanese Enver Hoxha, che consiste in una serie di immagini di graffiti ritrovati sulle mura delle celle di un antico monastero adibito, in tempo di dittatura, a carcere e luogo di tortura.
Percorrendo cunicoli stretti e in penombra, si incontrano le fotografie di iscrizioni quasi preistoriche su muri chiari, e questo sovrapporre pareti su pareti fa sì che le opere si amalghino con il contesto, nonostante le cornici le separino dalle mura reali che delineano il mio percorso. Sembrano scritte su quel muro, provenire da quel cimitero e accostarsi alle antiche epigrafi romane che accolgono il visitatore al termine del tunnel.
Alla fine del corridoio, preannunciato da una croce in ferro visibile già da lunga distanza, un messaggio di speranza viene consegnato al visitatore nel film The Guardians, che dà il titolo alla mostra.
Quanta bellezza! L’opera rimette in scena quanto avvenuto nel '91, a seguito della caduta del regime, nella città originaria dell’artista, Scutari, dove un gruppo di bambini e ragazzini vennero incaricati di prendersi cura di un cimitero e lo ripulirono da erbacce, sterpaglie, terra, e polvere.
Vedere questo video in una stanza cieca monocolore di un cimitero romano, circondata da antiche tombe del III secolo d.C. e frammenti di epigrafi, conferisce una potenza ancora maggiore a queste meravigliose e poetiche immagini dove il confine tra vita e morte, dolore e gioia, passato e futuro è percorso con delicatezza, armonia e compenetrazione.
The Guardians restituisce un’immagine al contempo eterea e concreta di un'azione di custodia della memoria, ma anche di un tentativo di rinascita e allontanamento della morte.
Dopo la visione di questo film, ho poi proseguito la mia visita, ma indubbiamente è questa l’opera che mi ha emozionato di più e che ricorderò a lungo.
Un simbolo di resistenza e vitalità, ritrovato nel luogo più imprevisto- un cimitero dentro a un altro cimitero - che si riflette ancora nella mia interiorità più profonda.


Qualche link su Adrian Paci:

- Vai alla galleria kaufmann repetto

- Guarda qui il video di askanews sulla mostra "The Guardians"

- Guarda qui il video My song is my kitchen (presente in mostra)

- Guarda qui il servizio sulla mostra di Adrian Paci "Vite in Transito" al Je de Paume

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