Francesca Sassu

22-01-2018
5 RAGIONI PER CREARE UN'IMPRESA CULTURALE

Oggi parlerò di impresa culturale, e mi focalizzerò su un'attività che non rientri nell'associazionismo nè in generale nel settore no profit.
Un'impresa di questo tipo non usufruisce come risorsa primaria di finanziamenti esterni, sta decisamente più attenta alla voce "entrate" del budget e analizza accuratamente la voce "investimenti".

Senza nulla togliere al prezioso e fondamentale ruolo delle organizzazioni culturali no profit, credo che quella dell'imprenditoria sia una strada da considerare e ritengo che una buona parte del settore culturale no profit nasconda già in realtà una vocazione imprenditoriale.

Mi piace parlare di questo tema perchè, dopo anni di esperienza nel settore no profit e in quello pubblico, nel 2018 lancerò finalmente la mia idea imprenditoriale, mettendo in campo le prime azioni del mio sudato business plan.

Dunque oggi, per darmi coraggio e per infonderlo anche a chi già ci sta provando o ci vuole "fare un pensierino", voglio elencare 5 buone ragioni per intraprendere un percorso di creazione di impresa in ambito artistico e culturale:

1) La continuità. Se sei anche tu un operatore culturale, potrai capire subito il significato di questa parola. Moltissime organizzazioni culturali presenti in Italia infatti, sono di natura associativa e vivono quasi integralmente di fondi pubblici o di contributi di fondazioni bancarie, con in più l'aiuto di qualche sponsor. Questi fondi dipendono dai criteri di scelta di chi li gestisce, sono legate a doppio filo alle tempistiche di istruttoria e selezione delle proposte nonchè di erogazione dei contributi e, talvolta, da una visione di breve periodo priva di uno slancio pluriennale. Questo fa sì che, in base a tutti questi elementi, un tuo progetto possa essere finanziato una volta sola e poi non possa proseguire. E – se sei fortunato- che abbia una vita di tre anni, sufficienti per mettere delle buone radici, e poi si debba fermare per mancanza di fondi (o col cambio della giunta di turno!).
Ragionare in un’ottica di lungo periodo, oggi, significa prendere consapevolezza di queste dinamiche e lavorare quindi con l'obiettivo di dotare i nostri progetti di gambe per camminare da soli e durare nel tempo.

2) L’autonomia decisionale. Nella nostra vita di uomini e donne, diventare grandi ha significato acquisire la maturità per decidere da soli del nostro futuro. Una analoga dinamica ci potrebbe guidare anche nell'intraprendere la strada imprenditoriale: anche qui infatti si tratta di crescere e andare verso una graduale emancipazione da decisioni, priorità e contributi economici esterni. C’è da dire poi che spesso, associata all’autonomia decisionale, troviamo un'ulteriore bellissima risorsa: l’autonomia di pensiero. I nostri progetti non dovranno più essere cesellati seguendo le complicate griglie di valutazione di un bando (non ditemi che non l’avete mai fatto!) spesso scritto da chi non si confronta quotidianamente con il lavoro dell’operatore culturale. Potranno invece partire dal nostro modo di osservare la realtà e includere sì i nostri errori, ma anche gli insegnamenti che ne conseguono.

3) Dal macro al micro. Se ti piace sporcarti le mani e i massimi sistemi ti stanno stretti, cosa c’è di meglio di una piccola attività di cui prenderti cura nei minimi dettagli e farla crescere ogni giorno? Se la pensi così, la piccola impresa - più che la realtà di un'associazione- può essere la tua prossima tappa: l'impostazione imprenditoriale ti consente di affrontare direttamente i risultati delle tue azioni, senza dover rispondere a indirizzi politici precostituiti o stringenti condizioni burocratiche. Potrai così correggere il tiro ogni volta che ti accorgi di non riuscire a ottenere i risultati che vuoi.

4) Stimolo e sfida costante. Alla base di ogni impresa c’è sempre un elemento ricorrente: il rischio. E' vero che il rischio significa spesso mancanza di certezze, ma, hai mai notato che le volte in cui hai meno cuscinetti di protezione e meno sicurezze, sono anche le volte in cui ti impegni maggiormente, in cui impari e ti emozioni di più? La mancanza di rischio spesso si accompagna a una responsabilità limitata, e la deresponsabilizzazione porta al disinteressamento e alla passività nel proprio lavoro. Se invece ci metti del tuo e ti assumi il rischio e la piena responsabilità dei tuoi progetti, agirai con maggiore e costante attenzione, oltre a trarre più soddisfazioni e stimoli dal tuo lavoro.

5) Un lavoro a tua misura. Se è vero che in questo momento di cambiamenti epocali l’unica maniera per lavorare è quella di inventarsi il lavoro, beh, tanto vale inventarlo come piace a noi. Spesso, quando si sentono delle conversazioni sull’imprenditoria, tra le frasi più comuni c’è la seguente: "Se sei imprenditore ti porti il lavoro a casa e non stacchi mai”. Se questa credenza è vera, ed è tutto da verificare in base alle personalità di ognuno, tanto vale fare un’impresa che ci dia modo di sfruttare le nostre inclinazioni e passioni e renderle parte della nostra quotidianeità: allora sarà una gioia portarle anche a casa senza quella rigida distinzione tra lavoro e vita privata che spesso ci rende delle persone scisse e in disequilibrio con noi stessi. Questa opportunità di mescolare la felicità personale con l'attività professionale è una bella caratteristica di quest’epoca storica e vale la pena di coglierla.

E voi cosa ne pensate? Avete già creato una vostra impresa nel settore culturale e artistico? Se non l’avete mai fatto, ci avete pensato almeno una volta? Cosa vi ha distolto dal perseguire quella strada? Se invece l’avete fatto, quali sono state le molle che vi hanno spinto a questa decisione? Se mi seguirete in questo blog, condividerò con voi la mia strada verso la creazione di un'impresa culturale, e anche tante esperienze imprenditoriali che stanno nascendo negli ultimi anni e che, oltre a proporre modelli economici differenti, introducono anche modalità innovative di fruizione e sostegno dell'arte e della cultura.
Siete curiosi? Allora ci vediamo nei prossimi post!
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